Percorso di Lectio Continua

manifesto lectio2014-2015Quattro gradini della scala spirituale

di Carlo Maria MARTINI

La lectio divina è un esercizio di ascolto della Parola, che coglie il mistero del Verbo incarnato e penetra quindi nel mistero stesso di Dio. Non c’è vita cristiana approfondita senza la lectio divina. Il termine “lectio divina” è desunto dalla tradizione patristica e propriamente significa lettura divina, in un duplice significato: da una parte, leggere la Scrittura in spirito di preghiera come parola di Dio, in spirito di umile ascolto; dall’altra, lasciarsi leggere dalla Parola di Dio. Non si tratta di uno studio esegetico, ma di un vero e proprio momento di preghiera. La lectio divina è un’attività complessa, progressiva, fatta di tappe o momenti successivi, mediante la quale la preghiera entra nella vita, e si trasforma in pratica di vita. Le tappe progressive della lectio divina classica sono conosciute come lectio, meditatio, oratio, contemplatio; a queste se ne possono aggiungere, come applicazione, altre quattro: consolatio, discretio, deliberatio, actio.

1. LECTIO

Il primo gradino è la lectio. Essa mette in relazione la preghiera con la Sacra Scrittura, perché è una lectio divina. Vuol dire leggere e rileggere il testo così da far emergere gli elementi più significativi, gli elementi portanti del testo. Suggerisco di leggere “con la penna in mano”, sottolineando i verbi, i tempi dell’azione, i soggetti, gli aggettivi, ecc.. Dopo aver analizzato il brano nei suoi elementi, si cercano altre pagine che riportino situazioni simili, nel Nuovo o nell’Antico Testamento. La lectio si allarga, vengono alla memoria avvenimenti o figure bibliche (Davide, Mosè, Abramo…); il testo che stiamo leggendo è, così, rischiarato da un atteggiamento di Gesù in un’altra occasione, o da una parola di S. Paolo.

2. MEDITATIO

La meditatio è un gradino successivo e suppone che il testo sia stato letto, riletto, macinato. Meditare vuol dire ruminare la pagina biblica attraverso delle domande o, in altre parole, considerando i valori permanenti. È un secondo modo di accostare il brano: non più considerazione analitica dei soggetti, degli oggetti, dei simboli, dei movimenti interni ed esterni, ma dei valori che il testo veicola e porta con sé. La meditatio va fatta con la mente e anche con l’affetto perché spesso i valori sono ricchi di risonanze, di sentimenti. Infatti, da quello che Gesù ha detto duemila anni fa o da ciò che Abramo ha fatto 3500 anni fa, devo cogliere alcuni valori perenni: quali sono, perché sono importanti, che significano per l’oggi, che senso hanno per me. Si entra quindi in dialogo con la parola di Dio: che cosa dici a me? quale atteggiamento mi suggerisci attraverso questo testo? da quale atteggiamento mi metti in guardia? quale mistero dite mi riveli? quale profondità del cuore umano scopri?

3. ORATIO

La oratio è il terzo momento. Ad un certo punto della meditatio posso ormai cominciare a pregare. Veramente posso pregare fin dall’inizio: prego per conoscere Gesù che mi parla in questo brano, prego per capirne i valori. Tuttavia è soprattutto a un certo momento che la preghiera comincia. “Signore, io non ti conosco, io non ho questa virtù, non riesco a capire questo tuo comportamento, è troppo per me”.

4. CONTEMPLATIO

Con la contemplatio entriamo nella specifica preghiera cristiana che è in spirito e verità. La preghiera che parte dal testo tende a diventare contemplatio, contemplazione. Dimenticando i particolari, si contempla il mistero di Dio che è il cuore di ogni pagina della Bibbia, il mistero della Trinità, il Padre, il Figlio, lo Spirito santo. È il passaggio dalla considerazione dei valori all’adorazione della persona di Gesù che riassume tutti i valori, li sintetizza, li esprime in sé e li rivela. È un momento orante per eccellenza in cui vengono dimenticate proprio le stesse cose che sono state molto utili per stimolare la coscienza. Si adora e si ama Gesù, ci si offre a lui, si chiede perdono, si loda la grandezza di Dio, si intercede per la propria povertà o per il mondo, per la gente, per la Chiesa. È veramente il punto culminante delle varie tappe del dinamismo della preghiera ed è la norma, il riferimento delle tappe precedenti. In tanto la lectio è utile, la meditatio è importante, in quanto sfociano nella contemplatio che è vita in senso pieno: è la vita di Cristo che vive in colui che contempla. Per questo possiamo anche chiamarla “conversione” dell’uomo che si rivolge totalmente a Dio, che lo sceglie costantemente, attratto da lui, che lo ama con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze elevate soprannaturalmente dallo Spirito.

5. CONSOLATIO

Il frutto più immediato è la consolatio. Noi facciamo fatica a determinare questo vocabolo mentre è realtà notissima al Nuovo Testamento. Paolo ne fa uso molto grande, sia come verbo – parakaléo – sia come sostantivo – paraklesi – e addirittura lo prevede come un ministero. “Chi ha il ministero della consolazione – parakalòn – attenda alla consolazione – paraklései-“ (Rm 12, 8). Consolazione è un appellativo di Dio, il Dio della pazienza e della consolazione (cfr. Rm 15, 4; 2Cor 1, 3) e il Nuovo Testamento la considera come realtà fondante l’esperienza cristiana. A noi sembra un sostegno aggiuntivo: il bisogno di essere consolati ci appare quasi un segno di debolezza, e questo è abbastanza strano se pensiamo che lo Spirito Santo è qualificato come il Paraclito, il Consolatore. Che cosa possiamo dunque intendere per “consolatio” come sviluppo ordinario della contemplatio? Possiamo intendere la gioia profonda, intima che viene dall’unione con Dio, il riverbero luminoso, gaudioso della comunione con Lui. È il gusto del culto di Dio, il gusto di Dio come Dio,il rapporto con Dio vissuto con gaudio. È gusto delle cose di Dio, gusto della verità, del sacrificio, dell’amore. È il gusto dei frutti dello Spirito santo, una specie di istintiva connaturalità con i valori evangelici che la lectio ci ha fatto scoprire, che la meditatio ci ha messo davanti, che la contemplatio ci ha proposto nella persona di Gesù e ora, nel momento della consolazione, si integrano nella nostra persona.

6. DISCRETIO

Alla consolatio segue quell’atteggiamento specifico del Nuovo Testamento che si chiama la discretio, il discernimento. La consolatio pone l’uomo in sintonia mirabile gusto interiore per Cristo, per l’essere con Lui, per la sua povertà, per coloro che sono simili a Gesù nella sofferenza, per la sequela generosa della croce insieme a Lui. Le grandi scelte di Cristo, il suo abbandono al Padre, il suo distacco, la sua dedizione all’uomo diventano valori connaturali nel momento della consolatio. Il discernimento è la capacità interiore di percepire dove opera lo Spirito di Dio, lo spirito evangelico, lo Spirito di Cristo; è la capacità di scegliere, per interiore connaturalità, secondo e come Cristo: nelle situazioni, nelle decisioni, negli avvenimenti, nei problemi. E di percepire dove invece opera lo spirito di Satana, lo spirito di menzogna, lo spirito di inganno, lo spirito di amarezza, lo spirito di confusione. La sua relazione con la meditatio è molto stretta perché la meditatio fa emergere i valori di Gesù e la discretio li fa scegliere. Il discernimento non finisce mai, perché troviamo continuamente sul nostro cammino personale delle situazioni, problemi, difficoltà che non possono essere risolte meccanicamente da un computer, bensì vanno confrontate volta per volta con lo Spirito di Gesù.

7. DELIBERATIO

La deliberatio è il gradino successivo alla discretio e indica una scelta evangelica concreta. Ogni grande scelta cristiana nasce dalla conformità spirituale con l’essere di Cristo, che è conformità col Padre. Ci sono, è vero, altri motivi plausibili, convincenti però non sufficienti a muovere se non c’è la spinta spirituale che opera e stimola. È soltanto la forza interiore dello Spirito che porta a scegliere la vita evangelica; in caso contrario, non è vera scelta evangelica. Deliberatio è l’atto interiore con cui l’uomo si decide per le scelte secondo Cristo e necessariamente sfocia nell’actio.

8. ACTIO

L’ultimo passo è la actio, l’agire evangelico che consegue alla scelta, alla deliberatio. La actio è, dunque, il modo di vivere e di agire secondo lo Spirito di Cristo, è l’accogliere totalmente dentro di noi la coscienza apostolica, è l’averla integrata in noi stessi, l’aver fatto di questa scelta non soltanto un atto di volontà a cui conformarsi a fatica ma una realtà entrata in noi attraverso il dinamismo della preghiera. In tal modo la preghiera non è più soltanto un pregare in vista del compiere meglio qualcosa: la preghiera è il fare emergere la scelta, il formare la propria vita a partire dalle scelte evangeliche interiorizzate. La coscienza apostolica diventa così l’integrazione in noi dei valori evangelici secondo la chiamata divina. Gli otto momenti si potrebbero riassumere con altre parole: il momento della salita (lectio, meditatio, oratio), la vetta (contemplatio), la discesa (consolatio, discretio, deliberatio, actio). Qui è risolto il famoso dilemma preghiera-azione. Non sono affatto due realtà parallele o contrapposte, perché l’agire evangelico nasce dalla preghiera evangelica della Scrittura. Sono due momenti di un unico movimento, che è l’uniformarsi al movimento di Cristo verso l’uomo, alle scelte e all’agire di Cristo.

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